Il mio lavoro consiste nell’assicurarmi che tutto proceda bene. Sono il diplomatico della città. Ormai sono giorni che il nostro regno è in subbuglio, il cibo scarseggia e la nostra divinità protettrice diminuisce di giorno in giorno le sue visite. Per questo motivo l’assemblea popolare si riunisce oggi a ovest. Sto correndo, vedo i miei compagni riuniti intorno ad un tronco.
«Io credo che la divinità sia scontenta di noi. » Quello che parla è Tirlanogh, un tipo grosso, arrogante. «Diminuisce le messi perché vuole che solo i migliori di noi sopravvivano.»
«Che cosa stai dicendo Tirlanogh?» Ecco che si fa spazio Sephi, un caro amico, una guida per tutta la comunità «Dio è buono, il motivo per cui scarseggia il cibo sarà sicuramente un altro.»
«E come le spieghi le sue continue assenze, Sephi?» il tono di Tirlanogh è sprezzante, tutti rimangono in silenzio a fissare Sephi.
«Forse vorrebbe che imparassimo a cavarcela da soli!» Nessuno può concepire una risposta simile.
«In che modo? Le nostre terre sono improduttive, ovunque ci sono solo sabbia e sassi!» La voce stridula di Marion, la più bella fra tutte, irrompe nella discussione «Sicuramente Dio è scontento di noi perché non gli concediamo abbastanza attenzioni. Tutto quello che riusciamo a fare è correre da Lui quando viene a distribuire da mangiare, ci ingozziamo e poi tutto torna come prima, aspettando una nuova ora in cui tornerà. Devozione, io dico, è quello che serve per farlo tornare. Nessuno è più pronto a sacrificare la propria vita per Lui … »
«Dio non vuole sacrifici. » Sephi scuote la testa.
«Tu cosa ne sai?» risponde acidamente Marion, parandosi di fronte al suo viso.
Tirlanogh si fa avanti una seconda volta spintonando gli altri con prepotenza «Sia così, – dice – questa sera sacrificheremo al dio uno di noi. Domani vedremo cosa succederà … »
Mi vorrei opporre ma vedo che i cittadini sono d’accordo con le parole di Marion e quelle di Tirlanogh, Sephi mi guarda disperato e io non posso far altro che ricambiare lo sguardo con altrettanta preoccupazione.
«Chi sceglieremo per il sacrificio?» Stavolta non si capisce chi abbia parlato. La voce proviene dalle nostre spalle, dove si trova il mucchio di presenti. A parlare è di nuovo Tirlanogh.
«C’è quella pazza visionaria che abita verso il confine. Lei non si è mai votata al Dio, ed Egli sarà sicuramente contento se la sacrificheremo per venerarlo.»
«Si, esatto!» Incalzava l’invasata Marion «E’ una strega! Già più volte sono morti alcuni di noi vicino alla sua casa, ma siamo sempre stati troppo deboli per reagire » Lo sguardo adesso è puntato proprio su di me. Più volte Marion e Tirlanogh hanno provato a liberarsi di Jaslin, la vecchia che abita ai confini della nostra città, molti la temono perché quando arrivammo qui lei faceva parte della vecchia comunità, tutti i suoi amici e confratelli sono morti nel tempo, ma lei ha continuato a vivere. Lentamente si è isolata da noi, è andata a vivere lontano. In città gira voce che abbia maledetto l’antica popolazione, barattando la loro morte con la sua eterna sopravvivenza.
Voci di assenso popolano l’assemblea. Ormai è troppo tardi: gli abitanti hanno deciso per il sacrificio di Jaslin.
«Procederemo quando calerà l’oscurità. Adesso andate!»
In pochi secondi tutti si disperdono, Sephi si avvicina.
«Passa da me tra poco, dobbiamo parlare.»
«All’inizio era semplice. Al momento della Creazione il Dio ci accompagnava durante il giorno, stava con noi, ci nutriva e presiedeva alla nostra vita dall’alto. Adesso è tutto così diverso, le sue apparizioni sono poche, discontinue, brevi. Credo che abbia perso la fiducia in noi. Ha visto cosa siamo diventati e non ci vuole più. Parassiti che lo sfruttano solo per il cibo, ecco cosa pensa di noi!»
Non ho mai visto Sephi così depresso, non lo riconosco più. E’ sempre stato il più devoto, quello che alla venuta del Dio non aveva mai paura, ma anzi gli stava vicino, lo contemplava con gioia e adorazione, adesso sembra smarrito, impaurito.
«Ma prima hai detto che forse vuole solo che riusciamo a cavarcela da soli… » provo a consolarlo nonostante sembri un’impresa impossibile.
«Non so quanto credere alle mie parole. Marion infondo ha ragione, come potremmo cavarcela da soli in questa terra così arida?»
«Per esempio mettendo da parte le provviste, offrendo parte delle nostre scorte a chi ne ha più bisogno…»
«Nessuno sarebbe disposto. Ormai siamo diventati così egoisti, viviamo alla giornata e sulle spalle di Dio.» E’ come se riuscissi a sentire i suoi pensieri, sono così malinconici.
Di colpo scende l’oscurità sul nostro mondo, guardo in alto e la luce ha lasciato il trono alla tenebra.
«E’ il momento…» Guardo di sfuggita Sephi, è affranto.
«Il nostro mondo sta cambiando, Balin, e noi verremo travolti.»
Jaslin è ferma lì, in un angolo. Penso abbia capito. Ci siamo incontrati e poi insieme siamo andati da Jaslin. Adesso guarda incuriosita Tirlanogh e due suoi compagni avvicinarsi a lei. Mentre loro avanzano, lei indietreggia. La stringono in un angolo. Non vorrei guardare ma non posso allontanarmi, siamo un branco, e un branco non si divide. Tirlanogh la colpisce, lei tenta di scappare ma altri si staccano dal gruppo e le bloccano ogni via di uscita. Tirlanogh la colpisce ancora, poi viene il turno dei suoi amici. Nella testa dei presenti balenano delle immagini: la carestia, la scomparsa del dio, la morte per tutti.
«E’ colpa sua!» grida un’altra voce nel gruppo. Come in una frenesia comune tutti si avventano su di lei, strattonandola, picchiandola, strappandole pezzi di carne. Il delirio. Gli unici che non si muovono siamo io, Sephi e qualcun altro che sembra non aver perso il senno. Osserviamo la scena inebetiti, senza riuscire a muovere una sola parte di noi. Lo sguardo fisso sul cadavere di Jaslin.
«Spero solo che Dio si accontenterà, altrimenti i prossimi saremo noi.» Le parole di Sephi mi fanno tremare.
Il corpo di Jaslin con la luce del giorno è scomparso. Il dio se l’è ripresa. Lo fa sempre quando muore uno di noi. Siamo tutti in attesa del Suo responso. Tutti si aspettano che Tornerà, che ricomincerà a stare con noi come un tempo, eppure il giorno è passato e le razioni non aumentano. E’ arrivato, ma la sua apparizione è stata sfuggevole come le altre volte, nulla sembra essere cambiato. In città si respira una brutta aria, tutti sono in attesa, nessuno sa bene di che cosa, ma Tirlanogh e Marion sono sempre più frenetici. Si incontrano spesso con altri, si ritirano presso il confine a parlare. Passano un paio di giorni, Tirlanogh sveglia tutti ordinandoci di seguirlo in assemblea, a quanto pare ha qualcosa da dire alla comunità.
«Stamane ho avuto una rivelazione» Le parole sono lente, pesate una ad una. «Ero al confine, cercando qualcosa da mangiare, l’oscurità stendeva ancora il suo mantello sul nostro regno. Sono stato raggiunto da alcuni dei nostri illustri cittadini» disse indicando Marion e altri di noi, alcuni rispettabili popolani, altri poco raccomandabili «e mentre perlustravamo la terra è apparsa la luce. Questa volta però davanti a noi non è apparso il nostro dio. L’oscurità è stata scacciata da Qualcun Altro.» Si ferma, lascia che le sue dichiarazioni giungano per intero alle orecchie dell’uditorio. Un brusio comincia a diffondersi.
«Che cosa intendi dire con queste parole?» Stavolta sono io che mi faccio avanti, Sephi mi sostiene con lo sguardo.
«Che il vecchio dio è morto.» Silenzio. I cittadini rimangono muti. «Quello che si è mostrato oggi è diverso, è un nuovo dio.»
«Si, è vero!» Marion conquista la scena «L’ho visto anche io. E’ arrivato, ci ha guardato. E’ rimasto con noi, ci ha nutrito e …»
«E ha indicato con il suo dito Tirlanogh!» Tagor, il migliore amico di Tirlanogh, conclude la frase di Marion. La città scoppia in un moto di sorpresa, guardano Sephi, il preferito dell’antico dio.
«Non è possibile …» tento di rispondere nonostante le parole mi muoiano in gola per la paura e lo sgomento.
«Ti dico di sì!» Ancora la voce stridula di Marion «Se non credete, vedete voi stessi.» Ci portano verso il confine, dove troviamo in terra moltissimo cibo. Rimango accanto a Sephi, mentre lui muovendosi passa attraverso la sabbia e scruta le messi. Rimane in silenzio.
«La nuova divinità deve aver ucciso il vostro antico dio» urla Tagor «Adesso è Lui quello che dobbiamo servire e riverire. Sicuramente avrà ascoltato le parole di Tirlanogh l’altro giorno e avrà ammirato il sacrificio di Jaslin. E adesso ha deciso di fare di Tirlanogh il suo nuovo profeta! Altrimenti perché l’avrebbe indicato?»
L’assemblea non parla. Soppesa le parole di Tagor e guarda il cibo in abbondanza disteso sul letto del terreno. Le parole di Sephi si stanno concretizzando, sento una sensazione simile all’angoscia attanagliarmi lo stomaco. Cosa succederà ora? Mi avvicino al mio amico e compagno. Qualunque cosa succeda non lo lascerò da solo.
«Il nuovo Dio ha deciso: Tirlanogh è il suo profeta. Chiunque voglia essere salvo deve schierarsi con noi.»
«Marion e Tagor hanno ragione. Guardate quanto cibo!»
«E’ vero, ha ragione!»
«Sì, è come dicono loro!»
Tirlanogh annuisce, il popolo gli da ragione, nessuno vuole morire di fame e lui ha la benedizione del nuovo dio.
Il dì seguente al nostro risveglio troviamo ancora cibo e subito dopo Tirlanogh si fa spazio tra la folla. «Stanotte il dio è venuto a trovarmi nel sonno. Mi ha parlato e ha detto che non è soddisfatto della nostra condotta, viviamo senza la sua presenza, aspettando solo che riempia le nostre bocche affamate. Vuole di più …»
«Che cosa vuole, venerabile Tirlanogh?» dice Carol, un’amica di Marion.
Alla parola venerabile reprimo una risata, l’ultima cosa che voglio è attirare su di me l’ira del nuovo profeta.
«E’ scontento che ci siano ancora i seguaci del vecchio dio, quello che lui ha ucciso con la sua potenza. Vuole che i sostenitori dell’Antico siano sacrificati.»
Tutti si voltano istintivamente verso Sephi, era lui ad essere considerato il profeta del vecchio dio. Sephi non si muove, rimane immobile come un colosso di pietra. Attende la sua sorte senza paura.
«Aspettate!» Non posso più rimanere in silenzio «Sephi ha fatto così tanto per noi: ha diviso il suo cibo, ha aiutato quelli di noi più indifesi …»
«Vuoi forse contraddire la volontà del nuovo dio?!»
«Non siamo nemmeno sicuri che questo dio esista veramente …»
Tirlanogh sbarrò gli occhi «Come osi? Parlando in questo modo attirerai la sua ira! Il vecchio Sephi deve essere ucciso per il bene di tutti.»
«Ma …»
«Balin, taci.» Sephi si para dinnanzi a me «Se la città ha deciso così, non mi sottrarrò alla sua condanna.» Nessuno osa guardarlo, nessuno tranne Tirlanogh, Marion e i seguaci del nuovo dio. In blocco scortano Sephi lontano da noi, lo uccidono come hanno fatto con Jaslin, con la stessa crudeltà. Lo lasciano lì, ciondoloni, con la bocca aperta e gli occhi fissi verso l’alto. E’ troppo per me.
Più passano i giorni e più le pretese del gruppo di Tirlanogh diventano esigenti. Provano a convertirci e se non ci riescono, prima ci isolano e poi ci sacrificano per il nuovo dio. Molti di noi si sono rifiutati di passare dalla sua parte, ma cominciamo a scarseggiare. Sentiamo il bisogno di fare qualcosa ed è per questo che decidiamo di incontrarci e organizzare una resistenza.
«Dobbiamo assolutamente fare qualcosa!» Ora che Sephi è morto, l’anziana della città è Wareg, una vecchia saggia amica del vero profeta.
«Scatenare una guerra non mi sembra la cosa più appropriata.»
«Che altro fare, Balin? Lasciare che ci uccidano uno per uno?!»
Non rispondo, non ho una risposta. Il corso degli eventi ha preso una piega troppo spiacevole per me.
«Anche se sono in molti dobbiamo attaccarli, cercare di resistere. Solo con loro tolti di mezzo, potremo tornare alla vita di prima.»
E’ vero, non c’è altro modo, ma la violenza non è mai stata una mia preferenza. Osservo gli altri, sembrano tutti d’accordo, come al solito. Nessuno qui ha lo stesso coraggio di Sephi, nessuno qui ha la sua fede, nessuno qui ha voglia di farsi martirizzare, nessuno.
«Attaccheremo di notte.»
«Sorprenderli nel sonno mi sembra piuttosto vile come modo di agire»
«Anche uccidere per un dio»
Wareg ha sempre la risposta pronta.
E’ notte, aspetto i miei compagni. Guardo l’orizzonte e ancora non mi capacito di ciò che sta succedendo. In pochi giorni le nostre vite sono precipitate in un abisso di violenza, persecuzioni, omicidi. Per via di cosa? Una divinità. Sarà davvero contento il dio? Quello vecchio o quello nuovo? E se fosse lo stesso ma con un aspetto diverso? Davvero è così felice di vederci massacrare a vicenda? Io non credo. Siamo stati portati qui da lui, ci ha nutriti, è stato con noi. Ci ha donato dei nomi e ha riempito la nostra terra di cibo. Adesso perché questo? E’ stanco della nostra condotta? Perché ha fatto uccidere Sephi? Avrebbe potuto fermare Tirlanogh e gli altri mentre massacravano Jaslin, eppure non ha fatto nulla. Comincio a dubitare della sua esistenza, ma è impossibile che non esista, io l’ho visto. Sephi passava molto tempo con lui. Non finisco la catena dei miei pensieri con una risposta concreta, Wareg è arrivata e con lei gli ultimi di noi sopravvissuti.
Arriviamo da Tirlanogh in quello che per me sembra un attimo. Cominciamo la battaglia, molti di noi muoiono sopraffati dalle forze dei nostri nemici. Riusciamo anche noi ad ucciderne alcuni, forse due o tre, ma non sembrano voler cedere. Marion si stacca dalla folla e strilla «Wareg è morta, prendete Balin adesso!»
Vedo un’orda gettarsi nella mia direzione, non riesco a resistere. Mi volgo in fuga più velocemente possibile ma riescono a sbarrarmi la strada. Sono in trappola. Sephi, questo è per te amico mio, spero di raggiungerti dovunque tu sia. Do un ultimo sguardo alla luce sopra di me, finchè tutto non diventa scuro.
***
La porta squillò più volte, il suono parve comporre una melodia. Carolina si lanciò attraverso il corridoio, sorridendo.
«Eccomi!!!» Spalancò l’uscio.
Alessandro comparve con le valigie in mano, lei gli si tuffò al collo.
«Ciao! Com’è andato il viaggio?»
«Benone, fammi entrare ché sono stanco morto!»
Entrò, lasciando i bagagli in corridoio, e si diresse in cucina.
«Sto morendo di fame» Levandosi la giacca diede un’occhiata in giro. Sembrava che tutto fosse come l’aveva lasciato. «Ho fatto moltissime foto, dopo le scarico sul pc e te le faccio vedere.»
«Mh-mh» disse Carolina con una fetta biscottata in bocca. Alessandro la imitò mangiandone una anche lui.
«Allora, hai distrutto casa in mia assenza?» Piegò le labbra in un sorriso beffardo. Carolina tirò fuori la lingua, trasformando la sua espressione in una smorfia.
«Che simpatico! No, è tutto in perfetto ordine. L’unica cosa…» Rimase in silenzio tamburellando le dita sul tavolo.
«L’unica cosa…» Incalzò lui osservandola.
«I tuoi pesci sono quasi tutti morti!» Alessandro sgranò gli occhi. «Non so bene cosa gli sia preso, hanno cominciato a morire prima uno alla volta, poi ieri mattina quando mi sono alzata ne ho trovati stecchiti almeno sei. Ne sono rimasti solo tre. Forse gli ho dato troppo da mangiare…»
Alessandro rimase basito. Non era mai successo, ma infondo erano solo pesci rossi perciò alzò le spalle e finì di mangiare la fetta biscottata.
«Ne compreremo altri.»